Relazione settimana

“Il senso della felicità: il matrimonio, la gravidanza, l’aborto e l’attesa. La realtà della genitorialità oltre le fantasie”

” Intervista del nostro presidete Carlotta Toschi alla scrittrice e giornalista Livia Carandente,

 

Due letture intrise di ironia, un pizzico di velata amarezza ma soprattutto uno slancio di allegria in una storia tutta femminile ruotante intorno al tema della ricerca dei figli che, talvolta, tardano ad arrivare in un matrimonio. Livia Carandente, originaria e residente nella città di Napoli, ci dedica il suo tempo.

Cara Livia, due libri in attivo e un terzo in arrivo. Da dove hai preso le idee per “Ancora non hai figli? Quando vorresti urlare ma ti limiti a sorridere” e “Quanti figli hai”?

Le ho estirpate dal cuore. Erano già scritte dentro di me,nel mio quotidiano. Ho dovuto soltanto romanzare quanto ho affrontato e renderlo fruibile attraverso un registro divertente e semplice.

Quanto è stato catartico, per te, scrivere questi libri? Ed in generale, quanto è catartica per te la scrittura?

Mi sono liberata, sicuramente. Da quando ho imparato a scrivere, a cinque anni credo,non ho mai smesso. Avevo un diario segreto da bambina e ho collezionato molti ‘quaderni delle riflessioni’ da adulta. Non so cosa significhi vivere senza scrivere.

 Parliamo del pregiudizio: non essere mamma nel 2022. Quante volte ci siamo sentite ripetere la stessa domanda “Ancora non hai figli?” Esiste una risposta universale adeguata?

Non mi spaventa tanto il pregiudizio quanto la curiosità fine a se stessa. Quella che non si pone il problema di poter ferire mentre indaga e continua nonostante tutto. Non esiste una risposta efficace contro le invadenze. Ma credo sia importante riuscire a difendersi dall’impertinenza.

 In quanti modi si può essere mamme? Come figlie, sorelle, zie, nipoti? Amare il prossimo, prendersi cura delle nuove generazioni, sperare nel loro benessere e sostenerle a tal fine, sono desideri in molte persone che, fortunatamente, riescono a realizzare anche se dal loro atto d’amore non deriva un concepimento.

Si è mamme, naturalmente. Ogni qual volta ci si doni, ci si spenda, ci si sacrifichi. Se lo fai per tutta la vita, gratuitamente, diventa una vocazione. Può partire dalla biologia come dall’adozione o dalla spiritualità. L’origine è indifferente.

 Cosa ne pensi dell’adozione? Chi dice che il percorso per l’adozione sia sempre più difficile psicologicamente di quello di una gravidanza “difficile”? 

Credo che l’adozione sia la forma di maternità più ad alta perché del tutto gratuita. Senza alcun legame psicologico o genetico. Purtroppo ha tempi lunghi, dolorosi e talvolta tortuosi. Una gestazione senza scadenza. Ma che dona una maternità senza eguali.

Riporto una tua bellissima riflessione “L’infertilità mi ha regalato il dono della consapevolezza dei miei limiti”. Potresti spiegare meglio?

Quando scopri una tua fragilità, devi farci i conti. Per quanto ti dia fastidio, per quanto vorresti correggerla o rimediare, dovrai arrenderti all’accettazione. In quel momento, nel preciso istante in cui saprai accogliere quella parte delicata di te, te ne prenderai cura. E sarai libero di poterti mostrare nella verità, nell’autenticità, nella originalità di ciò che sei. Una originalità limitata, con dei perimetri. Non sei chiamata ad uscirne fuori. Non è il tuo compito.

Riporto anche “La sofferenza fa paura ma non è mai sterile”. Che cosa ti rimane di questo percorso?

Quando soffri sei migliore. A guidarti è il lato più vero di te. Sei più benevolo verso gli altri. Sei più pronto a comprendere chi ti circonda. Non hai energie da spendere in sovrastrutture o formalità. Il mio personale percorso mi ha insegnato a non dare per scontate delle possibilità. Ed a benedire, quando non sono troppo presa da me stessa, ciò che ho ricevuto.