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RELAZIONE

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Relazione del 2005 di Alviero Rampioni, Governatore 2004-2005 Distretto 2070, socio del RC Marina di Massa Riviera Apuana del Centenario.

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CONOSCERE IL ROTARY

Conoscere meglio la nostra Associazione credo sia importante perché la conoscenza approfondita del Rotary, ci consente di scoprire il nostro “idem sentire” e ci sprona ad allacciare legami basati sulla stima e sul rispetto reciproco. Significa anche tolleranza e considerazione, perché nei nostri rapporti riscontriamo che in comune abbiamo una idealità e una filosofia di vita condivise, che spesso portano a sviluppare anche amicizie profonde. L’amicizia, infatti, non può nascere per Statuto o per Regolamento; essendo essa un sentimento, trova l’humus adatto per sorgere fra Rotariani che si frequentano e che in comune hanno lo stesso concetto etico della professione, del senso di solidarietà verso le persone più svantaggiate e che sentono il medesimo impegno civile verso la cultura, la scuola e la formazione. Persone, quindi, che abbiano in comune quelle che Goethe chiama “affinità elettive”.

Inizieremo con un pò di storia del Rotary internazionale e, in particolare, del Rotary italiano.

Come sapete, il Rotary ha più di cento anni ed ha attraversato indenne oltre un secolo di vita, durante il quale, due guerre mondiali, il fallimento di ideologie, la guerra fredda, hanno arrecato all’umanità lutti e sofferenze. Problemi incombenti ritroviamo anche in questa alba livida di questo nostro terzo millennio. Problemi pesanti e concatenati, che purtroppo permangono, quale eredità di un secolo tristemente lungo che si sono dimostrati ancor più drammatici in questo inizio di ventunesimo secolo, per il tragico insorgere di nuove forme di terrorismo, per laceranti scelte militari, per inquietanti violazioni della legalità dei diritti umani.

Il Rotary è sopravvissuto e sopravviverà perché è in grado di percepire gli straordinari mutamenti della vita sociale, perché si è ispirato e si ispira a principi di etica e di solidarietà che sono immutabili e che hanno accompagnato e accompagneranno nel tempo lo sviluppo umano e che, per il Rotary, costituiscono le sue preziose fondamenta ideali: la fede nell’uomo e i valori di libertà e di dignità.

Per la condivisione di questi ideali è nato il Rotary anche in Italia. Non possiamo prescindere dalle nostre origini e dalla nostra identità che partono dagli anni venti e si sviluppano, con momenti di amarezze e momenti di splendore fino ad oggi.

Il Rotary nasce, in Italia negli anni venti. Il 19 Giugno 1923, infatti, non fu un giorno qualsiasi per Milano. Al Cova, a due passi dalla Scala, ebbe luogo la prima riunione del costituendo Rotary Club. L’Italia, con il Club di Milano fu il settimo paese europeo ad accogliere il Rotary. Esso era nato a Chicago diciotto anni prima per la felice intuizione di Paul Harris e di altri tre amici.

Della costituzione del Club di Milano furono promotori Leo Giulio Callenton e James Henderson, due imprenditori stranieri che operavano in Italia. Non mancarono in quei primi mesi di impostazione organizzativa contrasti fra i soci. Fondamentale per i riflessi sulla vita del Rotary in Italia nei decenni successivi, fu quello relativo alla selezione dei candidati ed al grado sociale che ad essi si doveva richiedere per ammetterli nella nuova associazione. Callenton, buon conoscitore del Rotary negli Stati Uniti, aveva in animo di fare un Rotary… simile a quello americano e cioè ultrademocratico; Henderson era di contrario avviso. Pensava che, tirando dentro tutti e creando in pochissimo tempo molti Club, l’Associazione non avrebbe potuto assicurarsi quel prestigio che era necessario in un paese come l’Italia per poter svolgere un’opera efficace.

Henderson non ebbe dubbi invece sulla bontà dell’indirizzo di èlite che egli aveva impresso al Club di Milano e per riflesso agli altri Club che si aprirono successivamente. A dieci anni di distanza dalla decisione presa, elogiò i Presidenti che erano stati a capo dei Club dopo di lui, per aver aderito così scrupolosamente alla politica iniziale di qualità e non di quantità. Nel 1924 fu costituito il club di Trieste, secondo Club italiano e successivamente altri dieci: Roma, Torino, Napoli, Palermo, Genova, Firenze, Livorno, Venezia, Bergamo, Parma, Cuneo.

Nei primi mesi dell’anno 1925 era stato anche costituito, con l’autorizzazione del Rotary International il Consiglio Nazionale dei Club Italiani. Si cercava così di delineare un particolare tipo di Rotary all’italiana facendo leva sulla diversità di abitudini dei rotariani. Il Rotary in Italia rappresentava le migliori energie esistenti nel campo industriale, commerciale e professionale. I dirigenti rotariani avevano voluto che i Club assumessero un tono così elevato, non soltanto per conferire maggior prestigio all’Istituzione, ma anche perché essi erano convinti che il Rotary avrebbe potuto svolgere un’opera efficace e decisiva soltanto a condizione di raccogliere gli elementi più rappresentativi delle varie attività economiche e professionali.

Nel 1928 il Consiglio Nazionale Italiano istituì la Commissione Nazionale per le nomine alla quale spettava il compito di esaminare le ammissioni proposte dai singoli Club. Soltanto dopo il giudizio favorevole della Commissione Nazionale le candidature potevano essere sottoposte alla votazione dei soci. In ogni attività si mirava sempre al primo in senso assoluto. Questa rigidità di scelta è stata rispettata fino allo scioglimento dei Club.

Con il passare degli anni il principio di attenta e scrupolosa valutazione dei meriti dei candidati proposti al riconoscimento della ruota dentata non si attenuarono. Componenti attivi di una grande associazione internazionale, i Club italiani non si sono limitati a designare Governatori e Presidenti tra i maggiori uomini di affari e professionisti dell’epoca, ma hanno espresso personalità di grande rilievo che si sono inserite in modo determinante nella storia del Rotary International. Di alcuni di questi uomini, che possono considerarsi i padri coscritti del Rotary in Italia, si è già fatto cenno Accanto ad Henderson si pongono Achille Bossi, Omero Rannelletti, Gian Paolo Lang, Milyus, Pirelli, Ginori, Chigi, Agnelli.

Mentre il Rotary si affermava, il paese fu scosso dal delitto Matteotti. Inizialmente fu accusata la Massoneria, nel contesto si insinuarono sospetti anche sul Rotary. Le date di partenza fra il fascismo al potere e Rotary in Italia erano quasi allineate, ma nessun allineamento si riscontrava nella sostanza e negli ideali dei due movimenti. Ben presto cominciarono a manifestarsi le prime difficoltà con le gerarchie fasciste riguardanti l’internazionalità del Rotary in contrasto con l’italianità che il regime esaltava. I Rotariani italiani sentivano il ritmo nuovo e collaboravano per il benessere della patria, ma, nel contempo, si chiedevano se era possibile conciliare l’internazionalità e la democrazia del Rotary con le affermazioni di primato del regime, con le nomine che discendevano soltanto dall’alto, con la soppressione della stampa e dei partiti di opposizione.

Nel 1927 si iniziò la pubblicazione dell’Annuario che costituiva e costituisce ancor oggi un utile strumento di lavoro ed il modo migliore per mostrare ai soci che l’iscrizione al loro Club li inseriva automaticamente in un più vasto contesto nazionale ed internazionale. Nello stesso anno, in Giugno, auspice il Governatore Piero Pirelli, uscì il primo numero del mensile “Realtà”. Essa facilitava lo scambio di esperienze e conoscenze tra i soci e diffondeva le relazioni svolte dai rotariani nei Club. Tra le personalità che leggevano ed apprezzavano “Realtà” vi era, a quanto si affermava negli ambienti responsabili del Rotary, lo stesso Mussolini. Secondo il Segretario Generale Bossi, il Duce si era detto “lettore assiduo ed attentissimo” della rivista ed aveva aggiunto che “la faceva leggere anche ai suoi collaboratori perché in essa trovava l’ultima parola aggiornata sui temi più attuali. Queste ed altre reciproche cortesie ingentilivano, di tanto in tanto, in quegli anni, i rapporti tra il Rotary e il regime.

Più tardi si verificò un deciso colpo di scena: non più periodi di bonaccia e cauti interventi della Polizia per accertare il comportamento dei rotariani, ma critica aperta della stampa nazionale al Rotary nella sua totalità. L’accusa che si ripropose in molte occasioni era che il Rotary aveva mutuato dalla Massoneria fini ed obiettivi o, addirittura, che si era praticamente identificato con essa. L’Associazione dovette così far fronte alla taccia di Massoneria che le era rimproverata dal regime fascista, proprio mentre il fronte cattolico le muoveva la stessa accusa, pur da un altro punto di vista (carattere universalistico, promozione di rapporti amichevoli fra uomini di diverse religioni, etica adogmatica). Furono anni difficili per il Rotary, che rischiò di soccombere sotto il tiro incrociato dei due schieramenti. In questo quadro si colloca la campagna di stampa del 1928 contro il Rotary. E’ difficile supporre se l’atteggiamento della Santa Sede di decisa opposizione ai Rotary Club d’Italia, si riferiva a connessioni con la Massoneria italiana o con quella americana. La crisi dei rapporti con la Chiesa Cattolica, maturata da tempo ed esplosa nel 1928/29 e poi nel 1951,rappresenta un aspetto importante della vita del Rotary in Italia e di riflesso, del Rotary International.

Più tardi, posto d’innanzi agli argomenti addotti dalla stampa cattolica, Gramsci assunse una posizione tutt’altro che critica nei riguardi del Rotary. Egli non si limitò a commentare le critiche della stampa cattolica, ma si soffermò sul Rotary sia come movimento internazionale, sia dal punto di vista dello sviluppo in Italia: il filosofo comunista riconosceva che i rotariani avevano “iniziato la loro vita italiana sotto eminenti auspici”.

Continuarono però i rapporti conflittuali con la Chiesa e si acuirono sempre di più anche quelli con il fascismo. Si giunse così, dopo anni di ansie, di timori, di speranze, alla riunione di Roma del 14 Novembre 1938 del Consiglio Nazionale che sanzionò lo scioglimento dell’Associazione. Quella seduta, che si tenne a palazzo Salviati, dove 14 anni prima era stato inaugurato il Club di Roma, costituisce una pagina malinconica e tormentata della lunga storia del Rotary in Italia. L’Italia non era l’unico paese d’Europa che aveva dovuto abbassare la bandiera rotariana. Lo avevano già fatto prima, per ragioni diverse, la Spagna, la Germania, l’Austria.

Dopo la guerra, il primo Club a ricostituirsi fu quello di Messina. A Roma, nel 1948, all’Hotel Excelsior, ci fu una cerimonia che assunse carattere nazionale. Erano presenti tutti i 26 Club nel frattempo ricostituiti ed erano presenti il Presidente del Consiglio dei Ministri De Gasperi, otto Ministri, tra cui due rotariani (Merzagora e Corbellini), i Sottosegretari Andreotti e Brusasca. Ventisei rappresentanti diplomatici, tra cui gli Ambasciatori dei principali Paesi ed una larga rappresentanza della stampa estera e nazionale. De Gasperi, nel corso di un discorso di grande apertura e di simpatia verso il Rotary, disse di considerarsi socio dell’Associazione condividendone il senso del dovere e del servizio nell’interesse della patria. Aggiunse che l’impegno rotariano del servire era a vantaggio non soltanto del popolo italiano, ma del mondo intero ed evocò la causa della pace internazionale quale aspirazione finale del Rotary.

Nella seconda metà degli anni cinquanta, quindi, i rapporti del Rotary con la Chiesa furono caratterizzati da un forte alleggerimento della primitiva tensione. Questo periodo di serenità fu aperto dalla presenza dell’arcivescovo Montini alla seduta rotariana del Club di Milano del 13 novembre 1957. Per la prima volta, dopo oltre 50 anni dalla fondazione e dopo tante agitate vicende, fu consentito alla presidenza del Rotary International di varcare il portone di bronzo del Vaticano e di essere ricevuta ufficialmente dal Sommo Pontefice. Parole di pace e di amore e sentimenti di stima rivolse Giovanni Paolo II ai partecipanti alla 70° Convention del Rotary International in un elevato indirizzo di saluto che così concludeva: “ Possa il vostro generoso servizio rendere onore ai vostri rispettivi Paesi e tradursi nella gioia della vostra vita quotidiana. Voglia il Signore sostenere il Rotary nella nobile causa di servire l’umanità, l’umanità nel bisogno”

Chiusa la parentesi dei rapporti con la Santa Sede, ritorniamo allo sviluppo del Rotary che, negli anni cinquanta e sessanta fu vivace e vigoroso. Nello scorrere del tempo molte opere di bene hanno impegnato i Club italiani in tutti i settori di interesse pubblico, in particolare su due significative attività. La prima di carattere culturale, l’altra di assistenza umanitaria: l’idea tutta italiana di debellare la poliomielite nel mondo. Il Rotary si è così gradualmente aperto all’esterno ed i Club sono diventati poli di meditato esame e di libera discussione dei problemi della vita collettiva.

Ovviamente, come in ogni ordinamento democratico, non tutte le cronache ed i commenti giornalistici sono favorevoli. Ogni tanto affiorano punzecchiature, sarcasmi, riferimenti spiritosi non sempre di buon livello. Sembra impossibile, ma i pranzi e le sale degli alberghi costituiscono ancora motivo di stupore e di meraviglia per alcuni giornalisti. “Cuore d’oro e forchetta d’argento” ha titolato un articolo su ”L’ Espresso” il giornalista Sergio Saviane. Sembra di leggere i corsivi della stampa fascista di molti anni fa: Il florilegio potrebbe durare a lungo. Il giornalista Enzo Biagi ha scritto che, quando un uomo politico non ricopre ministeri, i suoi seguaci si riducono ad una specie di sodalizio conviviale più o meno come il Rotary. Lo sfondo della stampa critica è sempre lo stesso: l’albergo ed i ristoranti, quasi che questi luoghi fossero frequentati soltanto dai rotariani ed i giornalisti praticassero le bettole e le locande di terzo ordine.

Nonostante tutto, il Rotary si è sempre più affermato in Italia come un gruppo di opinione attivo ed operoso, indirizzato allo sviluppo della Patria e della più ampia comunità internazionale. Ovviamente non tutti gli iscritti alla associazione mostrano un concreto attaccamento alla vita dei Club; né tutti godono nel complesso delle qualità richieste per essere un buon rotariano. Ma, a conclusione di questa sintesi sembra potersi serenamente affermare che nella grande maggioranza l’organismo è sano ed anzi, fiorente, immune da contaminazioni politiche, consapevole delle responsabilità che incombono alla classe dirigente del paese.

E a proposito delle attività umanitarie svolte insieme alla Rotary Foundation, vorrei concludere con il riferimento alla nostra memoria e alle nostre radici, con parole di persone molto più autorevoli di me. Le azioni svolte dal Rotary hanno meritato espressioni di plauso dalle più alte autorità religiose, scientifiche e di stato. Nel maggio del 1981 il Dott. Albert Sabin, ideatore del vaccino contro la polio, con il quale il Rotary collaborava attivamente, disse: “Sono a conoscenza di quanto il Rotary ha fatto per la poliomielite e so che voi in Italia siete stati all’avanguardia tra i Rotary di tutto il mondo nell’avviare l’azione contro questo terribile flagello.” Kofi Annan, vent’anni dopo, nell’aprile del 2001 disse: “Voglio ringraziare il Rotary International per la sua straordinaria leadership in un campo proprio delle Nazioni unite: la lotta contro la polio. Voi siete stati la coscienza sempre presente del problema.” Ed ecco di nuovo la visione del Rotary di Kofi Annan a Ginevra nel Gennaio del 2004: “Il Rotary ha avviato, sostenuto ed incrementato questo programma. Toccheremo con mano questo obiettivo e il virus della polio sarà solo un ricordo per il mondo.”

Oggi, a poco più di cento anni dalla nascita del Rotary, all’umanità, ai bambini di tutto il mondo, alle future generazioni, offriamo, noi rotariani, il più bel dono: la quasi totale eradicazione della polio.