Riunione interattiva n. 17: 29 marzo – 12 aprile 2022: don Nicolò: l’educazione dei figli nella scuola
Relazione settimana
L’educazione dei figli nella scuola
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Innanzitutto dobbiamo partire dalla responsabilità che i genitori cattolici hanno nei confronti dei loro figli per quanto riguarda l’educazione alla fede cattolica.
Molto interessante, anche se del dicembre 1929, a tal riguardo, la lettera enciclica di Papa Pio XI” Divini illius magistri”, sulla educazione cristiana della gioventù.
Quando una coppia di fede chiede il Battesimo per il loro figlio, fanno una promessa.
Infatti, all’inizio del rito, il sacerdote dice: “Cari genitori, chiedendo il Battesimo per vostro figlio, voi vi impegnate ad educarlo nella fede, perché, nell’osservanza dei Comandamenti, impari ad amare Dio ed il prossimo, come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità?”
Questo dovere dei genitori contrasta però spesso con l’educazione che i giovani ricevono nella scuola statale. Da qui la necessità di una scuola privata, che prosegua l’educazione che la famiglia vorrebbe dare ai propri figli anche nel tempo in cui il bambino è a scuola.
D’altra parte, in una società laica si capisce come la volontà sia opposta, cioè quella di uno Stato assoluto, che si occupi del bambino “dalla culla alla bara”.
Dietro il desiderio dei genitori di fede c’è la legge naturale. Il figlio, in fondo, appartiene a loro e loro ne hanno la responsabilità, almeno per tutta la sua minore età.
La Scuola è nata per aiutare le famiglie in questo compito così importante quando esse non vi riescono, perciò la Scuola deve essere per il bambino, come un proseguimento della famiglia e quindi non è da intendere, invece, come un esproprio educativo.
In sostanza, dietro la Scuola c’è la legge naturale, non una semplice convinzione religiosa.
Lo Stato laico deve garantire questo diritto dei genitori nella libera scelta della educazione dei loro figli, almeno in uno Stato democratico, perché sappiamo bene che in regimi dittatoriali, ovviamente, non è così.
Quindi, in regime di democrazia, i genitori hanno il diritto di scegliere quella scuola che meglio sentono come prosecuzione della loro educazione famigliare e lo Stato ha il dovere di sussidiare questa libera scelta, eventualmente anche con dei buoni-scuola, all’interno di un dibattito in cui molti affermano che va finanziata maggiormente la Scuola pubblica.
Se la famiglia ha diritto ad una Scuola che sia prosecuzione di se stessa, la famiglia cattolica ha diritto ad una Scuola cattolica.
Tale Scuola non è da intendersi come un Seminario od un Convento, certo che no, ma come una Scuola che fornisce, prima di tutto,una educazione naturale. Infatti non esistono oggettivamente una matematica, una fisica od una chimica cattoliche. Eventualmente possono esistere delle discipline non distorte ideologicamente, quindi ad es. una storia oggettiva, basata su verità oggettiva.
Tale educazione naturale comprende necessariamente ed inevitabilmente l’educazione alla virtù naturale, come il concetto di giustizia, di temperanza, ecc.
La fede che cosa aggiunge? La fede aggiunge il dogma del peccato originale, cioè ogni generazione non è di buoni, ma di cattivi, per cui l’educazione naturale, dopo il peccato originale, prevede la sanzione, la punizione, l’educazione ascetica ed il dominio su passioni sregolate.
L’educazione tradizionale, cosiddetta “di una volta”, aiutava tantissimo a crescere, perché se la maestra a Scuola sgridava, il fanciullo a casa “prendeva il resto”, ora invece la maestra verrebbe denunciata dai genitori.
L’educazione naturale necessita di una sola maestra, in modo che il bambino possa considerarla come un’altra mamma, cioè deve essere vista come un unico punto di riferimento educativo.
Il fatto che in una classe vi siano più maestre tolgono al bambino quel punto di riferimento che è fondamentale per una crescita di fede, perché disorientano il bambino che con tante teste e tante idee ha più opinioni, che lo allontanano dalla verità, mentre per un adulto, che ha già l’uso della ragione ben sviluppato, invece, possono diventare un arricchimento.
Tra le virtù naturali c’è anche la religione, cioè il dovere di giustizia nei confronti di Colui che è causa prima di ogni essere creato. L’educazione naturale deve sfociare e comprendere la religione cattolica.
Lo Stato non può decidere lui qual’à la vera religione, ma deve garantire ai cittadini la libertà di praticare ed educare secondo la loro religione. Così, insieme alle verità naturali e morali, la Scuola cattolica deve garantire le catechesi ed i Sacramenti, come la Confessione o la Comunione, come d’altronde faceva San Giovanni Bosco con i suoi ragazzi
Oggi siamo molto lontani da tutto questo.
Allora come fare?
Una cosa molto importante da tenere presente è che la responsabilità dell’educazione da parte dei genitori nei confronti dei figli rimane anche in una situazione di Stato totalitario.
In questo periodo siamo testimoni di un crescendo di scuole parentali. Questo evidenzia uno stato di insoddisfazione e di disagio che i genitori provano nei confronti della scuola statale.
Fin che abbiamo la libertà è importante usarla e mai delegare ad altri ciò che è dovere nostro, soprattutto per quello che riguarda la vita dei propri figli.
La chiamata alla santità sussiste anche in presenza di uno Stato totalitario.
Abbiamo l’esempio della Polonia. San Giovanni Paolo II, nel bellissimo libro “Memoria ed identità”, spiega quanto sia stata importante la fede di questo popolo per non lasciarsi opprimere, ma anzi lottare pacificamente per ottenere la libertà.
Teniamo presente che per noi Cattolici Gesù è il nostro solo Maestro e lo Spirito Santo è il nostro grande Educatore, perciò solo una famiglia che vive in grazia di Dio si può ritenere che possa educare e non solo allevare i propri figli.
Qui mi collego con quanto detto all’inizio circa il Sacramento del Battesimo, cioè la promessa che fanno i genitori. E’ molto importante non vivere un cristianesimo intimista, che ci spinga a rinchiuderci nelle catacombe e a lasciare ogni impegno sociale, ma d’altra parte l’impegno sociale ha bisogno di una vita santa alle spalle.
San Pio X nella sua lettera enciclica “Il fermo proposito” dell’11 giugno del 1905 afferma:
“L’Azione Cattolica, poiché si propone di restaurare ogni cosa in Cristo, costituice un vero apostolato ad onore e gloria di Cristo stesso. Per compierlo bene ci vuole la grazia divina, e questa non si dà all’apostolo che non sia unito a Cristo. Solo quando avremo formato Gesù Cristo in noi, potremo più facilmente ridonarlo alle famiglie e alla società. Però quanti sono chiamati a dirigere o si dedicano a promuovere il movimento cattolico, devono essere cattolici a tutta prova, convinti della loro fede, solidamente istruiti nelle cose della religione, sinceramente ossequienti alla Chiesa ed in particolare a questa suprema Cattedra Apostolica ed al Vicario di Gesù Cristo in terra; di pietà vera, di puri costumi e di vita così intemerata che tornino a tutti di esempio efficace”.
