Relazione settimana

 

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La prof.ssa Alessandra Bordoni e’ un medico specialista in Scienza dell’Alimentazione. La sua attività di ricerca si è sempre focalizzata sul rapporto tra nutrienti, alimenti, dieta e salute/ prevenzione di malattie.
E’ docente di Scienza dell’Alimentazione, Nutrizione Umana e Biochimica presso i CdL di Tecnologie Alimentari, Scienze e Tecnologie Alimentari e Viticultura ed Enologia.f.ssa Alessandra Bordoni e’ un medico specialista in Scienza dell’Alimentazione. La sua attività di ricerca si è sempre focalizzata sul rapporto tra nutrienti, alimenti, dieta e salute/ prevenzione di malattie.

 Cibo per la mente

Alessandra Bordoni

Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari, Università di Bologna

 

Di tutti gli organi del nostro corpo il cervello è, senza dubbio, quello che conosciamo meno. Molto del funzionamento del nostro sistema nervoso ci è ancora ignoto, e questo rende difficile la ricerca. Però sempre di più sta prendendo corpo l’ipotesi che l’alimentazione possa attivamente contribuire allo sviluppo ed al mantenimento delle funzioni cognitive.

Il cervello è un organo metabolicamente molto attivo: benché rappresenti solo il 7% del peso corporeo la sua domanda metabolica è pari al 20% di quella dell’intero organismo. Per questo è importante “nutrire il cervello” con alimenti che gli forniscano i mattoni per produrre I neurotrasmettitori e l’energia per funzionare. Il cervello ha bisogno di proteine, o meglio degli aminoacidi che le compongono, per produrre i neurotrasmettitori, e di glucosio per produrre energia. I neuroni, infatti, non sono in grado di produrre energia dagli acidi grassi. Questo non significa che il cervello ha bisogno di tanti dolci: il glucosio si ricava facilmente, e in grossa quantità, dall’amido contenuto nei cereali (quindi pane, pasta, prodotti da forno) e nei legumi. Però è vero che il miglior momento per mangiare alimenti dolci è la colazione del mattino, perché siamo a digiuno dalla sera precedente ed il nostro cervello ha fame. Diamogli, quindi, un po’ di zuccheri affinchè possa partire subito al meglio.

Tra i principi nutritivi a cui maggiormente si riconosce una attività trofica per le cellule nervose riconosciamo un acido grasso polinsaturo della serie omega-3, l’acido docosaesaenoico o DHA, ed alcune molecole definite genericamente antiossidanti.

Le membrane delle cellule nervose sono diverse per composizione da quelle delle altre cellule dell’organismo, in quanto contengono DHA in proporzioni molto più elevate. Proprio questa peculiarità ha portato a studiare l’importanza di questo acido grasso nello sviluppo dell’encefalo e della funzione cognitiva, ed il risultato è che oggi i latti in polvere per l’alimentazione dei neonati non allattati al seno sono addizionati con DHA.

Il latte umano, al contrario del latte vaccino, contiene naturalmente DHA. Affinchè, però, ne contenga quantità sufficiente, si raccomanda alle donne in gravidanza ed in allattamento di introdurre 150 mg al giorno (in media) di questo acido grasso, il che equivale al consiglio di mangiare pesce almeno 2 volte alla settimana. Il pesce, ed i prodotti ittici in generale, sono infatti la principale fonte alimentare di DHA.

Questo acido grasso è attualmente oggetto di studio anche per quello che riguarda la prevenzione, ed eventualmente la terapia, del declino cognitivo connesso all’età senile, fino alla malattia di Alzheimer.   Sebbene non esistano ancora le sufficienti evidenze scientifiche per poter dare chiare indicazioni terapeutiche, la quasi totalità delle ricerche supporta l’importanza del DHA, e quindi del pesce, nell’alimentazione, con una frequenza di introduzione almeno bisettimanale.

Per quanto riguarda le molecole antiossidanti, la loro importanza deriva dal fatto che si ritiene che il danno ossidativo abbia un ruolo importante nell’insorgenza della demenza senile. Le molecole antiossidanti sono tantissime, quasi tutte derivate dagli alimenti di origine vegetale. E’ impossibile, al momento, definire una scala di efficacia, mentre invece deve essere ben chiaro che, per avere una possibilità di efficacia, è necessario che queste molecole siano introdotte in certe quantità. Ed ecco che arriviamo ad un altro consiglio nutrizionale comunemente dato alla popolazione: mangiare frutta e verdura almeno 5 volte al giorno (pari ad almeno 500 g totali).

Quindi, per aiutare il nostro cervello, basterebbe seguire veramente le regole di una buona alimentazione, e farlo tutti i giorni!

Per il bene del nostro cervello, ci sono anche comportamenti da evitare e limitare. Tra essi, il consumo eccessivo di bevande alcoliche, in quanto l’alcol etilico si concentra a livello del sistema nervoso, e quando supera certe concentrazioni determina una sintomatologia a tutti nota, che è segno di una “intossicazione”.

Attenzione anche alle cosidette “bevande nervine” (caffè, tè, ecc) perché la caffeina a forti dosi può avere effetti indesiderati.

Un’abitudine da evitare in assoluto è saltare i pasti, compresa la prima colazione. Questo, infatti, determina una ipoglicemia, ed il ridotto apporto di glucosio al cervello, che come detto sopra non è in grado di utilizzare i grassi per produrre energia, determina un calo di performance e di attenzione. E’ come pretendere di andare forte in auto senza mettere benzina.

Alcuni componenti degli alimenti hanno effetto sul tono dell’umore. E’ noto che le sostanze nervine, la caffeina per prima, riducono la sensazione di stanchezza ma occorre fare attenzione alla quantità, perché oltre certe dosi compaiono irritabilità, tremori, tachicardia e insonnia. La caffeina non è contenuta solo nel caffè, ma anche nel tè, nelle bevande a base di cola, ed in alcune bevande in commercio definite “energetiche”. Occorre fare particolare attenzione al consumo di questi prodotti in bambini ed adolescenti, in cui il metabolismo della caffeina non è ancora “maturo”, per cu gli effetti negativi compaiono a dosi più basse. Per quello che riguarda il caffè, ricordiamo che, contrariamente a quanto comunemente si crede, l’espresso del bar contiene meno caffeina di quello fatto in casa con la moka.

Riguardo alle sostanze che favoriscono il buonumore, si parla da tempo dell’effetto positivo del cioccolato sul tono dell’umore, ma una recente revisione della letteratura tende a ritenere questi effetti legati più a motivazioni edonistiche e di piacere personale che non ad un reale effetto biochimico. Una curiosità nutrizionale è legata al fatto che dalla digestione della caseina del latte il nostro organismo produce delle piccole molecole (peptidi) che sembrano in grado di stimolare alcuni recettori del nostro cervello, con un blando effetto di rasserenamento. Spiegare su questa base l’effetto sedativo che spinge alcune persone a bere un bicchiere di latte prima di dormire è senz’altro prematuro, ma è certo che, con quel bicchiere di latte introdurranno calcio che servirà a mantenere in salute le ossa.

Concludendo, non dobbiamo pensare che esista uno specifico “cibo per la mente”, nel senso che bisogna sfatare il fatto che esistano “alimenti particolarmente positivi” per le varie situazioni Un alimento da solo può fare ben poco, è l’insieme dell’alimentazione che conta. E con poche, semplici regole possiamo aiutare il nostro cervello a lavorare nel modo migliore possibile.